Le Dighe
NUOVO BACINO SULL'ISONZO
Considerazioni del Collegio 1 di Gorizia - E.T.P.
La costruzione di un nuovo sbarramento, progettato sul fiume Isonzo, a monte del ponte di Piuma, sarebbe fatale per uno degli ultimi meandri di natura selvaggia presenti sul territorio Goriziano.
Ci sono voluti ca. 20 anni dalla costruzione della diga di Salcano, perché la vita nel fiume a valle del bacino sloveno, ritrovasse il suo equilibrio.
Il tratto superiore del fiume Isonzo, dal ponte di Piuma fino al confine di Stato, di notevole rilevanza storica e naturalistica, è stato individuato dall'Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia - Collegio 1 di Gorizia, proprio per la sua peculiarita ambientale, come sito integro per il recupero di due specie ittiche, che hanno subito negli anni passati un notevole declino.
La trota marmorata (Salmo marmoratus) in pericolo d'estinzione per vari fattori, inserita dalla Comunità Europea nella direttiva habitat Natura 2000 come specie considerata a rischio, lo scazzone (Cottus gobio) (ambedue inseriti nella lista rossa pesci italiani direttiva 92/43 CEE allegato II) ed il temolo (Thymallus thymallus) (direttiva 92/43 CEE allegato V e convenzione di Berna allegato III) anch'esso in notevole declino negli ultimi anni su tutto il territorio Regionale, si sono perfettamente ambientati nel tratto del fiume Isonzo summenzionato.
Mentre la trota marmorata è ormai da anni oggetto di riproduzione in cattivita e di immissione da parte dell'Ente Tutela Pesca nelle acque regionali, il temolo riscontra notevoli difficolta d'adattamento e la sua riproduzione in ambienti artificiali è molto complessa.
Pertanto il Collegio 1 di Gorizia ha deciso nel 2004 di eseguire dei soppraluoghi sull'asta del fiume, per individuare le zone dove la specie era ancora presente. E' stata osservata una discreta popolazione del timallide nei punti con minor tasso d'inquinamento. Il temolo è quasi completamente scomparso nel tratto a valle della diga dell'Agro Cormonese, principalmente per la scarsa qualità dell'acqua dovuta alla presenza degli scarichi fognari (tra i quali naturalmente il Corno), per il minor flusso dell'acqua (dovuto alla presa del canale d'irrigazione), per la competizione territoriale con la specie alloctona Chondrostoma nasus nasus o meglio conosciuta come "savetta" e per la continua predazione da parte del cormorano nel periodo invernale.
Al contrario sono stati individuati temoli in prossimita della passerella di Piedimonte, nel canale Fantoni, nel canale di Straccis, ma la popolazione maggiore è collocata proprio nella zona alta dell'Isonzo in Loc. delgli Scogli.
I pescatori che frequentano il sito, continuamente segnalano la sua presenza, per le innumerevoli catture effettuate specialmente negli ultimi due anni, segno che la popolazione ha trovato l'habitat ideale per riprodursi ed è perciò in continua crescita.
Nel 2005 l'E.T.P. - Collegio 1 di Gorizia ha deciso di elevare la misura minima concessa al trattenimento e portarla a 50 cm di lunghezza, taglia raggiunta dalla specie eccezionalmente, con l'obbiettivo di salvaguardare i riproduttori selvatici presenti lungo l'intero tratto del Regime Particolare (dal confine di Stato fino al raccordo autostradale di Savogna). E' stato così notevolmente diminuito il prelievo da parte dei pesca sportivi (nel 2006 sono stati trattenuti solamente 2 esemplari) contribuendo ad incrementare il parco dei riproduttori naturali e di conseguenza all'aumento della popolazione locale.
E' di primaria importanza, per la conservazione del timallide sul fiume Isonzo, mantenere integro il suo habitat naturale ma specialmente salvaguardare le zone in cui si riproduce naturalmente.
Da varie ricerche scientifiche svolte negli ultimi anni dagli esperti nazionali ed europei sulle popolazioni del temolo, è stato costatato che una delle principali cause che minacciano la sopravvivenza della specie è lo sfruttamento insostenibile delle risorse fluviali. Ne fanno parte tutti gli interventi che causano modifiche alla velocita dei corsi d'acqua o dei regimi delle acque (le varie protezioni delle sponde, la canalizzazione degli alvei, la costruzione degli sbarramenti o dighe, la captazione dell'acqua per vari scopi, ecc.) L'aumentata velocità dei flussi che si puo verificare a causa di questi interventi, impediscono al temolo il passaggio negli alvei circostanti.
Se sulla distanza di 50 m la velocità della corrente raggiunge i 70 cm/s, questa rappresenta un ostacolo insuperabile per la specie.
Nelle acque stagnanti invece ne è compromessa la riproduzione, che puo avvenire, per quanto riguarda i fiumi maggiori, solamente nei tratti naturali con fondo composto per il 5-15% da sabbia, per il 40-70% da ghiaietto (di diametro inferiore ai 2 cm), per il 20-30% da piccoli ciotoli (da 2 a 10 cm) e dalla corrente che non superi i 90 cm/sec (misurata a 10 cm dal fondo) ad una temperatura ottimale collocata attorno ai 9°C.
Il temolo è specialmente sensibile ai rapidi cambiamenti del flusso d'acqua quali l'hydropeaking, frequente sotto le dighe artificiali e gli sbarramenti. Tali cambiamenti possono essere fatali soprattutto nelle prime fasi di sviluppo del temolo. I cambiamenti legati direttamente alla regolazione dei corsi d'acqua si riflettono anche nei processi di sedimentazione e nell'aumento di torbidità nell'acqua. E' stato rilevato che, nelle aree esposte ad aumentata e perdurante sedimentazione di materiale granulare medio-fine il temolo risultava del tutto assente per la perdita degli areali primaverile-estivi destinati alla riproduzione. E' un dato di fatto che i granelli di pietra sedimentaria danneggiano le branchie ma anche accumulandosi riempiono i luoghi interstiziali, distruggendo cosi i siti riproduttivi.
L'aumento della torbidità dovuta al limo ed alle sostanze organiche disciolte, hanno già un effetto negativo sulle popolazioni ittiche presenti nel sito, un ulteriore intervento nello smuovere il fondale per la sistemazione delle fondamenta di un nuovo sbarramento e successivi interventi nell'alveo, creerebbero un cocktail fatale.
Nonostante tutto la specie è riuscita a soppravvivere in questo sito, e trovando un proprio equilibrio, a riprodursi in ca. 7 km di fiume tra la diga slovena e lo sbarramento di Via Ponte del Torrione).
Il temolo è una specie gregaria che nei vari periodi dell'anno si sposta lungo tutta l'asta fluviale priva di sbarramenti.
Oltre alle brevi migrazioni giornaliere, il temolo puo percorrere anche itinerari stagionali più lunghi per raggiungere aree idonee allo sverno ed al pascolo, effettuate da tutte le classi d'eta. A queste si aggiungono le migrazioni riproduttive controcorrente, con percorrenze che possono raggiungere distanze di alcune decine di chilometri, durante le quali i temoli non sempre riescono a superare gli ostacoli frapposti al normale flusso e regime d'acqua (cascate, dighe ecc.)
Come segnalatoci dal gestore del fiume d'oltre confine, la famiglia dei pescatori RD SOČA, sembra che il sito a valle del bacino sloveno sia diventato tale meta. Numerosi esemplari di temoli e trote marmorate sono annualmente visti a raggrupparsi in questa zona nel periodo di frega, sicuramente per la presenza di un substrato idoneo. Dato interessante è, che durante il periodo di attivita alieutica, i temoli non vengono quasi mai ne catturati ne avvistati. Ciò da ad intendere, che il temolo all'inizio di ogni primavera compie vere e proprie migrazioni sul tratto d'oltre confine per riprodursi, per poi ritornare nel suo luogo abituale.
La costruzione di uno sbarramento situato in questa zona porrebbe fine a questi vitali spostamenti, anche se dotato delle più adeguate scale di rimonta, che non sarebbero mai sfruttate dalla specie. Diminuirebbe infine l'areale riproduttivo, compromettendo definitivamente l'esistenza stessa della specie.
Per quanto riguarda l'inquinamento invece, in questo tratto di fiume non sono presenti scarichi fognari rilevanti, che altererebbero oltremodo la qualità dell'acqua.
Il temolo, infatti, è molto più sensibile all'inquinamento rispetto ad altre specie ittiche. E' particolarmente sensibile all'acidificazione dei fiumi ed agli scarichi industriali, ai preparati contenenti cloro, alle forme organiche di Hg, ai detergenti industriali, all'inquinamento agricolo ed a quello organico che avviene attraverso il sistema fognario. N'e la conferma la sua quasi totale scomparsa sul tratto del fiume Isonzo a valle della confluenza del torrente Corno, dov'era numericamente abbondante in passato.
Altro grave problema che influisce annualmente alla diminuzione della popolazione è la presenza del cormorano. Il cormorano, specie ittiofaga presente in tutta l'Europa, in costante aumento numerico, ha avuto negli ultimi anni una notevole influenza sulle specie ittiche di facile cattura, tra le quali il temolo.
La lunghezza dei pesci predati varia dai 10 ai 40 cm ed il fabbisogno medio e di ca. 500 g di pesci al giorno.
Vari studi hanno dimostrato che, quando i cormorani svernanti raggiungono i tratti di fiumi a temolo, questi diventano il loro cibo principale, dovuto semplicemente al comportamento della specie ittica; infatti, essa è attiva anche nel periodo invernale e perciò facilmente individuabile.
Tre anni di sacrifici da parte degli appassionati pescatori e delle guardie ittiche dell'Ente, che giornalmente sorvegliavano la zona a monte del ponte di Piuma, disturbando così la presenza della specie ittiofaga, hanno contribuito notevolmente alla sopravvivenza degli esemplari piu giovani.
Nel mese di ottobre 2006 sono stati individuati nel tratto superiore (f. Isonzo a valle curva S.Mauro) ben 60 esemplari di temoli di ca. 10 cm ed altri di taglia piu grande di ca. 20-25 cm, sono stati avvistati nella primavera 2007. Taglie di due classi d'età che normalmente non superavano l'inverno, perché predate dal cormorano.
Durante il recupero del materiale ittico, da parte del personale addetto dell'E.T.P., svoltosi il 19 agosto 2007 nel canale Texgiulia a Straccis (GO) per manutenzioni, l' 80% del materiale ittico recuperato, risultavano temoli di cui il 60% erano esemplari di un anno d'eta ed il 20% di due o piu anni d'eta; il restante 20% invece da trote marmorate e da scazzoni.
Lo stesso intervento fu eseguito l'anno precedente (nel 2006), nel medesimo sito ed allora furono recuperati solamente 5 esemplari di ca. 10 cm di lunghezza.
Da questi dati è possibile dedurre, che la specie si riproduce naturalmente nel tratto superiore del fiume e per l'effetto delle piene avviene lo spostamento naturale verso valle, colonizzando così le aree dove la specie era quasi scomparsa.
CONCLUSIONI
E' di primaria importanza dunque conservare integra la zona descritta del fiume Isonzo a monte del ponte di Piuma, dove alcune specie ittiche a rischio come la trota marmorata, lo scazzone ed il temolo si sono consolidate, trovando nel sito un habitat ideale dove sopravvivere.
Sostenere che un ulteriore bacino sul nostro fiume darebbe (cito il testo di un articolo pubblicato su un quotidiano locale) -"linfa al fiume con il ripopolamento ittico" - è assolutamente sbagliato (per motivi citati in precedenza) e contro produttivo, visti i risultati ottenuti negli ultimi anni. Gli sbalzi delle portate causati dalla diga di Salcano sono indubbiamente un grosso problema per la fauna ittica locale, ai quali le specie sopravvissute negli anni, hanno in ogni modo trovato rimedio, imposto da una selezione naturale. La soluzione per risolvere gli sbalzi non va sicuramente ricercata in una nuova diga, che distruggerebbe definitivamente una fase di ottimale ripresa naturale del fiume, che ha luogo proprio in questo tratto dell'Isonzo.
Risolvendo inoltre la problematica dell'inquinamento, migliorando così la qualità dell'acqua (problema Corno in primis) anche nella parte bassa del fiume (a valle del bacino Agro-Cormonese-Gradiscano), daremmo sicuramente la possibilità al temolo di ripopolare anche questo tratto. Ma ciò che veramente aiuterebbe sin d'ora il tratto inferiore del fiume sarebbe il rilascio nell'asta principale di almeno la metà dell'acqua presente nel canale d'irrigazione (Agro-Cormonese-Gradiscano), pieno anche nel periodo invernale!
E' dunque opportuno valorizzare altrimenti queste piccole oasi (in questo caso il tratto a monte del ponte di Piuma) ancora presenti sul nostro territorio. Considerate polmone di un'intera asta fluviale, dovrebbero essere tutelate da indiscriminati interventi e non promosse a nuove cementazioni, che danneggerebbero irrimediabilmente un equilibrio naturale, che fa oggigiorno veramente molta fatica ad esistere.
