RECUPERO UOVA TROTA MARMORATA

Salvataggio compiuto! 


Le alte portate del fiume Isonzo in questo periodo hanno spinto le trote marmorate a depositare le uova nell'immediato sotto riva (sempre in prossimità dei luoghi abituali di frega). Questi siti sono destinati inevitabilmente a rimanere in secca poichè l'abbassamento del livello, causato dagli sbarramenti a monte, genera notevoli e frequenti sbalzi di portata nell'arco di una sola giornata. In virtù di questa situazione di emergenza si è deciso di intervenire nonostante l'incognita dei risultati e la scarsità dei mezzi a disposizione. Quella che segue è la descrizione passo-passo dell'impresa tentata con successo.                

Mercoledi 31 dicembre 2008:

Nelle ore pomeridiane, mentre mi trovavo in zona alta del fiume Isonzo per il consueto controllo sui cormorani, decisi, vista la portata bassa del fiume, di verificare se il nido fotografato a novembre fosse in secca o meno. Come temevo trovai il nido completamente all'asciutto. Decisi pertanto di verificare se fosse ancora umido e, di conseguenza, vi fosse al suo interno ancora qualche speranza di vita.
Con un bastone iniziai piano a scavare ed a circa 15-20 cm di profondita e, in mezzo alla ghiaia umida, scorsi tre uova ancora vive. Decisi cosi di allertare Paolo per tentare il recupero nel fine settimana. Impresa alquanto ardua, non solo per le condizioni meteo sfavorevoli (con temperature abbondantemente sotto lo zero ed un vento di bora che ti entrava nelle ossa), ma per la stessa operazione che andavamo ad affrontare in quanto mai eseguita prima.
L'unica nozione che avevamo a supporto era un articolo di qualche anno addietro pubblicato su una rivista di pesca, che trattava di un intervento analogo, svolto sul fiume Adda, il cui obbiettivo era il  recupero di uova di marmorata da freghe rimaste all'asciutto a causa degli sbalzi delle portate dovuti a sbarramenti. Una situazione analoga alla nostra. 
Non potevamo rischiare di attendere oltre, perché le uova erano ormai mature; infatti, il nido fu fotografato il 22 di novembre e da un rapido calcolo, considerando i giorni e la temperatura dell'acqua, la schiusa era prossima. 

                                                                                       

Muniti di tutto il necessario, bacinelle, piccozza, penne d'anatra, cucchiai di plastica, alcune scatole Vibert e gli immancabili guanti di gomma, arrivammo nel luogo.
Non devo dimenticare il fotografo ed il suo assistente: i miei due figli, che hanno assistito instancabili a tutte le operazioni di recupero.
Come già accennato, il livello del fiume in questi giorni era molto basso e l'acqua talmente limpida da riuscire a contare i ciottoli riportati, delle abbondanti piene del mese di dicembre, al loro colore originale. Come avevamo immaginato il nido si trovava in secca e dopo aver analizzato la situazione, abbiamo incominciato ad aprirlo delicatamente da valle a monte e aiutandoci con l'acqua del fiume opportunamente deviata su di esso. Sempre da valle verso monte abbiamo allestito dei piccoli terrazzi per trattenere le uova, nel caso fossero state portate via dalla acqua.
Con delicati colpi di piccozza arrivammo fino a 15-20 cm di profondità prima di scorgere il primo gruppetto di uova. A questo punto è iniziata la fase delicata del recupero: una ad una sono state prelevate con il cucchiaio di plastica. Continuando così, abbiamo lavorato pazientemente per circa tre ore e mezza recuperando circa 800 uova.


Queste si presentavano, al momento del recupero, di un colore rosa tenue ed, una volta alla luce, assunsero un colore arancione intenso con dei punti neri molto ben visibili: erano gli occhi delle larve.
La profondita dello scavo ed il diametro delle stesse uova  di 4 - 4,5 mm  ci fece presupporre che a depositarle non fu un esemplare di piccola taglia. 
Data l'ora, decidemmo di sospendere il salvataggio e di riprendere con le operazioni il giorno seguente.
Le uova recuperate furono sistemate in quattro scatole Vibert in una vicina risorgiva che però, al momento della messa a dimora, ci lasciò un po' preoccupati: l'acqua, infatti, al tatto sembrava piu calda di quella dell'Isonzo.
Ritornammo sul luogo la mattina seguente. Giornata splendida con calma di vento e temperatura esterna -7° C.
Il fiume però non era come l'avevamo lasciato. L'acqua scorreva a qualche metro di distanza dal nido e l'umidita dei ciotoli, durante la notte, si era tramutata in una coltre di ghiaccio spessa 10 cm.

Iniziammo a scavare e tutto ciò che si trovava nei primi 10 cm di ghiaia era morto congelato (ca. 100-150 uova). Verso la parte centrale del nido pero riuscimmo lo stesso a recuperare dalle ghiaie umide altre 200 uova ancora vive, e queste furono le ultime.
La possibilità di aprire un nido ci permise di osservare una cosa veramente interessante. Non è un caso che le trote scelgano determinati punti del fiume destinati alla sistemazione delle uova, da noi individuati annualmente sempre nelle stesse locazioni. Il substrato in cui vengono seppellite è composto da ghiaie di varie granulometrie disposte secondo un gradiente ben preciso e disposto in modo da essere attraversato costantemente da correnti interstiziali che sono necessarie ad ossigenare le uova; l'aspetto, veramente interessante, che è stato riscontrato è che, tra i ciotoli in asciutta, vi erano delle cavità, o vuoti d'aria, larghe anche 1 cm e disposte ad una profondita di 20 cm. Questi "cunicoli", sommersi dall'acqua in condizioni normali, vengono sfruttati dalle larve, per completare lo sviluppo (assorbire il sacco vitellino) e, successivamente, per raggiungere la superficie del nido. Senza l'elemento liquido sono pertanto, in questo stadio evolutivo, matematicamente destinate a soccombere.


Ritornando alle nostre uova, anche le ultime salvate vennero sistemate nella risorgiva in una scatola Vibert debitamente segnata per il controllo. Misurammo la temperatura che era di 13°C, mentre la temperatura del fiume era di 6°C. Tememmo il peggio per lo sbalzo termico che subirono quelle recuperate il giorno prima, ma il risultato al controllo ci confortò, infatti trovammo solo 4 uova morte che furono naturalmente asportate.
Per l'ennesima volta l'uomo ha messo lo zampino in un processo evolutivo naturale stravolgendone il percorso, sia per gli balzi che hanno impedito l'iter naturale, che per il recupero stesso.
Decidemmo, pertanto, in questa piccola risorgiva di ridurre al minimo le perdite, ricreando un habitat prossimo a quello naturale, che permettesse di superare le due fasi critiche (schiusa delle uova e riassorbimento del sacco vitellino) così da raggiungere l'obbiettivo finale: liberare il novellame nel fiume Isonzo raggiunta la fase di svezzamento.
Il giorno seguente fu così allestito un nido artificiale utilizzando una vasca/bacinella riempita con ghiaie di varie dimensioni, tra le quali vennero sistemate le scatole Vibert. Queste ultime furono successivamente ricoperte con delle pietre piatte per evitare accidentali spostamenti.

             
La bacinella fu, come ultimo accorgimento, ricoperta con altro pietrisco piatto, cosicché le uova potessero continuare l'evoluzione al buio come fossero nel letto del fiume.
Nei giorni a seguire vennero eseguiti i seguenti controlli:

05/01/2009 ore 13:00: sistemazione del nido e controllo delle uova; morte nr. 14 (8+6); temperatura dell'acqua 13°C.

06/01/2009 ore 09:00: sistemazione del nido e controllo delle uova; morte nr.1; temperatura dell'acqua 13°C.

07/01/2009 ore 19:30: controllo nido e verifica uova; morte nr.4; temperatura dell'acqua 13°C.

10/01/2009 ore 09:00:  inizio schiusa; in 4 scatole Vibert schiuse ca. meta uova, n.1 scatola inizio della schiusa. Uova morte nr. 14.                 Temperatura dell'acqua 13°C. Sistemazione rete metallica sulla vasca a protezione delle larve.

11/01/2009 ore 15:00:  schiusa; morte n. 3 uova. Temperatura dell'acqua 13°C.

13/01/2009 ore 19:30: controllo nido senza verifiche.

17/01/2009 ore 10:30: schiusa totale; le larve sono adagiate sul fondo fra i ciotoli; tolte le scatole; temperatura dell'acqua 13°C.

20/01/2009 ore 20:30: controllo nido; aumento della portata per le piogge; acqua limpida temperatura 13°C. Nessun problema con le larve che crescono a vista.

24/01/2009 ore 10:30: controllo nido; le larve sono nascoste sotto i ciotoli. Temperatura dell'acqua 13°C.

25/01/2009 ore 09:00: apertura totale del nido; all'interno aumento di vitalita; aggiunta rete fine all'uscita della vasca. Temperatura dell'acqua 13°C.

28/01/2009 ore 20:00: controllo del nido. Le larve incominciano ad assumere le sembianze di pesce. Temperatura dell'acqua 13°C.

30/01/2009  ore 15:30: controllo del nido; le larve hanno quasi totalmente assorbito il sacco vitellino; previsto rilascio nel fiume per sabato o domenica. Lasciata fessura nel nido per far entrare la luce. Temperatura dell'acqua 13°C.

 

31/01/2009 ore 08:30: rilascio delle trote marmorate nell'Isonzo dopo tre ore di acclimatazione per raggiungere la temperatura del fiume. Temperatura risorgiva 13°C, temperatura del fiume dopo l'apertura della diga 8° C (prima dell'apertura 6°C).Temperatura raggiunta con intervalli di mezz'ora per grado. Il rilascio e stato eseguito su un tratto di fiume con fondale sufficientemente profondo da non risentire dello sbalzo della portata. Al momento del rilascio le trotine non hanno esitato a raggiungere il fondo nascondendosi.

Uova recuperate:  ca. 1000 (5 scatole Vibert) con gli occhi - diametro 4/4,5 mm
Uva morte dopo il recupero : 40
Larve morte a sacco vitellino quasi riassorbito : 10
Rilasciato: a stima ca. 900 trotine.   

 

 

Conclusioni: 
 
Qualcuno non tanto tempo fa mi disse: " Ma non puoi mica paragonare il valore di 1 KW/h, al valore di una trota"!... Eh gia !!! ...

Gorizia, 15/02/2009
Walter Princi   (March Brown)