IL CORMORANO

La situzione sul territorio

Negli ultimi decenni la popolazione europea di Cormorano (Phalacrocorax carbo) e notevolmente aumentata. Rispetto ai 4.000 nidi stimati negli anni '60 del secolo scorso, nell'arco di trent'anni si sono raggiunte le 230.000 coppie. I motivi di questo incremento vanno ricercati nella protezione legale accordata alla specie, dopo decenni di persecuzioni, e in un generale incremento delle risorse alimentari  per il concomitante sviluppo delle attivita di pesca e di acquacoltura. I conflitti che ne sono seguiti fra le esigenze di conservazione e di difesa delle attivita produttive sono stati di forte stimolo per il mondo scientifico nel cercare di quantificare l'impatto del cormorano e delineare le possibili strategie di intervento. Il presente contributo vuole fare il punto della situazione in regione alla luce delle ricerche condotte in questi anni sul comportamento di foraggiamento della specie e sul relativo impatto nella zona costiera e nelle acque interne regionali.


 

In Europa il Cormorano è ampiamente distribuito con due sottospecie: Phalacrocorax carbo carbo principalmente sulle coste della Norvegia, delle isole Britanniche, dell'Islanda della Francia settentrionale, mentre Phalacrocorax carbo sinensis, molto piu numeroso e con caratteristiche spiccatamente piu migratorie, è presente nelle zone umide interne e lungo le coste del Mediterraneo e del Nord Europa.
L'Italia per la sua collocazione geografica gioca un ruolo importante, ospitando il 15% circa della popolazione svernante. Alla fine degli anni 80' del secolo scorso si stimavano 16.000 gli individui svernanti, aumentati a 60.000 nell'arco di dieci anni. I principali paesi di origine della popolazione svernante italiana sono la Danimarca, la Svezia, la Polonia, i Paesi Bassi e la Germania. L'Adriatico settentrionale (Golfo di Trieste, Laguna di Caorle, Laguna di Venezia e delta del Po) e il settore piu importante per numero di individui presenti. Va inoltre sottolineato il ruolo del Delta del Po per la nidificazione registrata per la prima volta nel 1986.
Il numero delle coppie è progressivamente aumentato tanto che nel 1999 ne sono state censite 650-700, su un totale nazionale di circa 800. In Friuli Venezia Giulia il Cormorano era considerato migratore, svernante ed estivante fino al 2008, anno in cui è stata accertata la prima nidificazione in laguna di Grado. La popolazione svernante negli ultimi 15 anni e passata dai 1.545 individui del 1997, ai 2366 del 2001, ai 2074 del 2008.
In regione sono presenti altre due specie di Falacrocoracidi, morfologicamente molto simili al Cormorano: il Marangone col ciuffo (Phalacrocorax aristotelis), specie legata alle acque marine, frequentante la zona costiera prevalentemente dalla tarda primavera all'autunno, ed il Marangone minore (Phalacrocorax pygmeus) osservabile invece soprattutto durante le migrazioni nelle zone umide sia dell'entroterra che della fascia costiera. Il Marangone col ciuffo è più slanciato del Cormorano, con il collo leggermente più corto e sottile. Presenta un angolo netto tra fronte e becco. Si distingue dal Cormorano, oltre che per il becco più sottile, anche per l'assenza di  bianco sulla testa e per la mancanza della macchia bianca sui "calzoni" tipica dell'abito nuziale. Il Marangone minore è molto più piccolo ed attivo del Cormorano. La coda è molto lunga, il becco in proporzione è corto e spesso, collo corto, aspetto "immaturo" (baby faced). In volo puo essere confuso con la Folaga  (Fulica atra) ma ha la testa più piccola e rotonda.

 

Il Cormorano è una specie gregaria. Nidifica in colonie localizzate in prevalenza su alberi in prossimita di zone umide con acque sia correnti che ferme, spesso in associazione con diverse specie di aironi. Raramente nidifica su scogliere, in canneti o sul terreno privo di vegetazione. In Nord Europa la riproduzione inizia a marzo, mentre in Italia i primi insediamenti si registrano già verso fine gennaio. Il numero di uova deposte varia fra 2 e 5 e l'incubazione, effettuata da entrambi i genitori, dura 23-30 giorni. I pulli rimangono nel nido per circa 50 giorni. Restano legati ai genitori fino all'eta di 12-13 settimane.
Il successo riproduttivo in Europa dipende dalle condizioni climatiche, dalla disponibilità di risorse alimentari e dalla densità dei nidi nelle colonie più numerose. In Italia è stata registrata una media di 2,5 pulli involati per nido. La gregarietà della specie si mantiene anche al di fuori della fase di nidificazione, sia nei posatoi diurni, sia nei dormitori (roost) notturni, che possono ospitare anche diverse centinaia di individui. La presenza di siti idonei ad un contenuto disturbo antropico sono fattori determinanti per la formazione di roost. In Italia vengono maggiormente utilizzati alberi, pali e strutture galleggianti (bidoni utilizzati per le mitilicolture), bricole e fari di segnalazione, isolotti, barene, coste rocciose, tralicci dell'alta tensione.
Per alimentarsi il Cormorano compie degli spostamenti giornalieri dell'ordine di 5-20 km, raramente superiori ai 30. Caccia prevalentemente nelle acque costiere poco profonde, sia dolci che salmastre ma si può spingere nell'entroterra in canali e fiumi di varia tipologia e dimensione, sino alla zona dei salmonidi. Per cercare e catturare le prede il Cormorano effettua delle immersioni che possono durare in relazione alla profondità, da pochi secondi fino a superare il minuto e mezzo. Predatore tipicamente solitario, può aggregarsi a piccoli gruppi o formazioni anche di centinaia di individui. Lo spiccato opportunismo lo porta ad alimentarsi della quasi totalità delle specie ittiche e delle classi di età presenti in un corso d'acqua. La dieta tende quindi a rispecchiare la composizione della comunità presente. In Europa sono state registrate almeno 77 specie preda, un terzo delle quali consumate regolarmente. Nelle aree marine e costiere è comunque preferenziale la cattura di specie legate al fondale, mentre nelle acque interne prevale la cattura dei Ciprinidi.

 

Il fabbisogno giornaliero si assesta mediamente sui 400-450 g di pesce, con variazioni legate al sesso, all'età, al peso corporeo, alle condizioni climatiche, al contenuto energetico delle prede ed alle caratteristiche ecologiche delle aree di foraggiamento. La laguna di Grado e Marano è un sito d'importanza nazionale per lo svernamento del Cormorano. Alla fine degli anni '80 del secolo scorso si registrava la presenza di circa 500 individui e di 5 dormitori. Nel gennaio 1999 i roost utilizzati erano diventati 11, per una popolazione di circa 1.800 individui. In seguito all'aumento della popolazione svernante sono cresciute le richieste di risarcimento dei danni e di abbattimento dei cormorani da parte di pescatori e vallicoltori. Diverse indagini hanno tuttavia dimostrato che il consumo delle specie di maggior interesse economico per le valli da pesca, come Branzino (Decentrarchus labrax) ed Orata (Sparus aurata), corrispondeva a meno del 10% della biomassa complessiva prelevata. Prevalente era la cattura di Cefali (Mugilidae), Passera (Platichthys flesus) per biomassa e del Latterino (Atherina boyeri) per frequenza percentuale. Questi risultati, in linea con quelli ottenuti in Laguna di Venezia, sono stati recentemente confermati da un'indagine condotta dal Dipartimento di Scienze della Vita dell'Universita degli Studi di Trieste, basata sull'analisi dei resti ossei presenti nei boli alimentari (pellets), rigurgitati dai cormorani nei siti di sosta. I cefali e le passere assommano infatti, al 63% circa della biomassa complessiva, mentre branzini e orate assieme si assestano intorno al 13%. A livello di frequenza latterini e passere da soli rappresentano circa l'80% delle prede catturate. Una conferma viene anche dallo studio del comportamento di predazione mediante l'analisi di video-sequenze di 230 cormorani in foraggiamento. Si è osservato come l'82,5% delle 251 predazioni registrate fosse a carico di passere e cefali catturati, e come questi risultassero più difficili da catturare rispetto alle passere. Inoltre il numero di cefali catturati diminuiva drasticamente al diminuire della profondità dell'acqua. Si è così dimostrato che le caratteristiche ecologiche delle specie ittiche condizionano il comportamento di foraggiamento del Cormorano ed il relativo successo di predazione. La Passera, specie legata al fondale e poco mobile, risulta una preda di facile cattura (0,19 prede/min.). I cefali invece, presenti lungo tutta la colonna d'acqua e molto mobili, sono catturati con maggior difficoltà (0,07 prede/min.). Sulla base di queste evidenze è considerato che nelle valli da pesca vengono allevate specie con caratteristiche simili a quelle del Cefalo e che i "chiari" di valle presentano basse profondita (circa 1 m), si ritiene che questi ambienti non siano particolarmente favorevoli all'attività di alimentazione del Cormorano. Indagini specifiche hanno infatti verificato come la densità di cormorani in foraggiamento all'interno dei contesti vallivi siano molto basse. Un impatto importante è stato osservato solo a seguito dell'ingresso in valle di gruppi consistenti di cormorani in foraggiamento sociale, fenomeno limitato però ai mesi di novembre e dicembre, in concomitanza alle attività di raccolta del prodotto ittico. In questa delicata fase si vengono a creare elevate densità di pesce in bacini di limitata estensione, peschiere e canali afferenti, che a differenza dei "chiari" di valle raggiungono i 2-3 m di profondità. Ciò sembra stimolare i cormorani ad aggregarsi. Ne consegue che se questi bacini non sono adeguatamente protetti l'entità del danno può diventare rilevante. Altri danni economici, infine, possono derivare dal ferimento del pesce (mortalità del pesce ritardata o deprezzamento), dallo stress causato dalle incursioni dei cormorani e dalle perdite dovute a congelamento dei pesci costretti a risalire in superficie.
Il primo roost accertato nelle acque interne della regione risale al 1992 su un isola fluviale dell'Isonzo presso Poggio III Armata (Gorizia). Negli anni successivi si è registrato un progressivo aumento dei dormitori utilizzati e del numero degli individui presenti. Contestualmente, come per la zona costiera, sono aumentate le richieste di abbattimento e di contenimento del danno da parte dei portatori di interesse legati alle attività di acquacoltura e di pesca sportiva. Il periodo di maggior presenza nelle acque interne va dalla terza decade di novembre alla prima di marzo, con un massimo a gennaio. Analizzando nel dettaglio quattro aree di riferimento (Poggio III Armata, Ragogna, Porcia ed Ariis di Rivignano), caratterizzate da importanti roost di Cormorano, si è visto come la dieta interessi essenzialmente i Ciprinidi: Cavedano (Leuciscus cephalus) Triotto (Rutilius aula), Naso (Chondrostoma nasus), Carpa (Cyprinus carpio) e Persico reale (Perca fluviatilis) sono le specie più importanti. E' stato osservato un prelievo significativo di Trota (Salmo trutta ssp.) nel basso bacino del Livenza nell'inverno 2005/2006 (20,1% della biomassa totale) e nel medio/alto Tagliamento nel 2006/2007 (42,7%) a differenza dell'8,6% registrato l'anno precedente. Il prelievo del Temolo (Thymallus thymallus) è stato registrato solamente nel basso bacino del Livenza, con valori comunque contenuti (10,2% della biomassa totale nell'inverno 2005/2006 e 7,3% in quello successivo).

 

I risultati ottenuti per il fiume Isonzo, in linea con le altre indagini effettuate in questa area, vedono nel Naso e nel Cavedano le prede principali. Per un confronto con la dieta nella zona costiera vengono riportati i risultati delle acque nell'inverno 2006/2007. 
Più in generale il confronto fra le frequenze percentuali delle specie di pesci presenti nella dieta e quelle relative alla comunità ittica dei diversi corsi d'acqua, oggetto d'indagine, evidenzia come i cormorani prelevino poche trote rispetto a quelle disponibili, senza che sia una coincidenza temporale con le immissioni effettuate a scopo di ripopolamento. Nelle quattro aree indagate e per un raggio di 15 km intorno al roost è stato stimato un prelievo medio mensile, da parte dei cormorani presenti, di circa 2,4 kg per chilometro di corso d'acqua. Alla luce di questi dati, gli interventi di controllo delle popolazioni del Cormorano generalizzati sull'intero territorio regionale e protratti per periodo di tempo prolungati non appaiono giustificativi. Eventuali misure di contenimento potrebbero essere intraprese solo in presenza di specifici progetti di ripopolamento ed a scopo prevalentemente dissuasivo, nei periodi e nei siti di maggiore sensibilità della specie ittica oggetto di tutela ed in associazione ad adeguate misure di gestione (divieto di pesca interventi di rinaturalizzazione degli alvei e delle sponde).
Per limitare l'impatto degli uccelli ittiofagi sulle attività di allevamento ittico vengono utilizzati diversi sistemi di protezione a seconda delle dimensioni dei bacini. I sistemi ad oggi utilizzati sono distinti in attivi e passivi. Nella prima categoria rientrano i mezzi di dissuasione acustica con spari a salve, cannoni a gas ed immissione di ultrasuoni. I sistemi di difesa passiva consistono invece, nella creazione di barriere per impedire l'accesso degli uccelli ittiofagi. Nel breve periodo dell'ordine di alcune settimane, si registra una buona efficacia di entrambe le metodiche. Nel lungo periodo, dell'ordine di alcuni mesi, i sistemi di dissuasione attiva portano ad una assuefazione da parte dei cormorani. E' stato però dimostrato che l'effetto dei dissuasori acustici può essere massimizzato se applicato durante gli eventi di foraggiamento sociale, che, come abbiamo visto, rappresenta il comportamento più critico per l'entità dei danni provocati. Il metodo più efficace rimane comunque la copertura parziale o totale dei bacini con reti (maglia 10 x 10 cm); in alternativa è possibile utilizzare fili, cavi o funi incrociati o paralleli, tesi ad una distanza non superiore a 10 m l'uno dall'altro, pochi centimetri dalla superficie dell'acqua. Recenti studi hanno inoltre evidenziato l'efficienza dei rifugi artificiali per i pesci (creazione di zone di rifugio mediante lo sviluppo di vegetazione sommersa, la predisposizione di manufatti subacquei o gabbie sommerse con maglie di 12 x 15 cm), che sembrano ridurre la capacità predatoria del Cormorano. Anche la vegetazione arbustiva ed arborea sulle sponde di canali e bacini sembra rendere meno attrattivi i corpi d'acqua. Tra i sistemi di dissuasione attiva rientrano anche gli abbattimenti. Nonostante vengano utilizzati in quasi tutta Europa, diversi studi ne hanno dimostrato l'inefficacia soprattutto su scala locale. Come per altre specie "problematiche" i cormorani abbattuti vengono, infatti, sostituiti in poco tempo da altri (fenomeno del  turnover). Il ricorso all'abbattimento, pertanto, dovrebbe essere finalizzato a rafforzare l'effetto degli altri sistemi di dissuasione, aumentando la "distanza di fuga" della specie. Dal punto di vista legale, il Cormorano e una specie protetta e non cacciabile ( Direttiva 79/409/CEE, legge nazionale 11 febbraio 1992 n. 157, legge regionale 17 luglio 1996 n. 24). Tuttavia, ai sensi della legge regionale 14 giugno 2007 n. 14 al fine di prevenire gravi danni alla pesca, le Amministrazioni provinciali ed Enti gestori dei parchi e delle riserve naturali regionali possono proporre alla Regione l'adozione di provvedimenti di abbattimento, in deroga al regime generale di protezione della specie. Il rilascio del provvedimento è subordinato alla verifica della presenza di un danno di grave entita (problematica legata soprattutto alle valli da pesca estensive), alla verifica dell'assenza di soluzioni alternative soddisfacenti, cioè dell'inefficacia dei metodi ecologici (incruenti) di prevenzione del danno sopra discussi, e all'acquisizione del parere dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (già Istituto nazionale per la fauna selvatica). I piani di controllo devono essere affiancati da azioni volte a verificare l'effettiva riduzione dei danni arrecati dalla specie; in caso contrario non sono reputati ammissibili nel quadro normativo vigente. Per l'esecuzione dei prelievi le provincie possono avvalersi di persone di comprovata capacità tecnica tra cui cacciatori, che abbiano frequentato uno specifico corso di formazione e conseguito l'apposita abilitazione.
I risultati dei diversi studi suggeriscono che oggi il Cormorano non costituisce un fattore limitante le attività di pesca ed acquacoltura. Emerge infatti, un prelievo limitato delle specie di pregio (trote e temoli nelle acque interne, branzini ed orate nella zona costiera) ed un consumo prevalente delle specie piu comuni, in linea con la composizione delle comunità ittiche dei diversi corpi idrici. Da questo punto di vista, una gestione naturalistica dei corsi d'acqua presenti nell'entroterra, volta al mantenimento di una ricca biocenosi, potrebbe prevenire ancor di più il prelievo delle specie di pregio. Diversamente, nelle valli da pesca, laddove la comunita ittica e di per sé regolata dall'Uomo, il prelievo del Cormorano può creare un danno soprattutto nella fase stagionale di raccolta del prodotto. Qualora questa non possa venire anticipata all'inizio della stagione autunnale, l'impatto può essere limitato utilizzando le diverse metodologie di dissuasione, diversificandole a seconda del periodo, delle caratteristiche ambientali e delle dimensioni dei bacini.

(Tratto da: Il Cormorano - Aspetti ecologici, biologici e gestionali in Friuli Venezia Giulia - Cosolo M., Fattori U., Rucli A., Facchin G., Zanetti M., Sponza S., 2009 - Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Udine: 1-35.)  

 

Un numero di 100 esemplari in attività di foraggiamento su un tratto di mare avrà sicuramente un impatto differente che su un corso minore d'acqua dolce. I dati raccolti dagli esperti riportano chiaramente i quantitativi e le percentuali delle diverse specie ittiche predate. Maggiormente colpite sono le popolazioni ittiche presenti in maggior numero, di facile individuazione e di facile cattura (cefali, passere per le specie marine e ciprinidi quali Cavedani e Naso per le acque dolci interne.) L'abbondanza di queste specie ittiche ha dato luogo allo sverno di numeri sempre più consistenti delle specie ittiofaghe. Dire che il Cormorano non faccia danno alle popolazioni ittiche presenti nelle acque interne o che i danni siano minimi non è corretto.  Una prova tangibile ne è la drastica diminuzione dello stesso Naso sul fiume Isonzo e sul Vipacco. Era ben nota la nuvola di esemplari presenti sotto il ponte di Vritz, che in due anni di predazione invernale ad opera dei cormorani, in gruppi da 50 esemplari giornalieri, hanno letteralmente decimato la popolazione. 
Per quanto riguarda il Temolo poi la situazione è ancora più delicata. Specie ittica colpita in maniera drastica con il mutamento del suo habitat naturale, per gli innumerevoli sbarramenti presenti sul fiume, in primis con la costruzione dell'ultima diga slovena a Salcano, ed il minor deflusso e maggior sedimento delle sostanze inquinanti, presenti specialmente nel tratto inferiore, dovute al torrente Corno ed altri scarichi immissari risultando fatali, hanno portato alla sua quasi totale scomparsa; a questo poi s'aggiunge anche la predazione invernale del cormorano. Il non ritrovamento di resti ossei di temolo nei boli esaminati, ritrovati nei roost lungo l'Isonzo, indica soltanto che la popolazione del Temolo in questo luogo negli ultimi anni è ridotta allo stremo. Mentre Cavedani e Barbi assieme ad altre specie ciprinicole presenti tendono a svernare con attività minima nei tratti più profondi del fiume, usando anfratti e radici come nascondigli, i Naso (in gergo conosciuti come Savette) ed i temoli rimangono attivi per l'intero arco invernale diventando immancabili bersagli. Nelle annate del 2001 e 2002 nei periodi autunnali con le portate basse sono stati intravisti nel tratto alto dell'Isonzo italiano in Loc. Agli Scogli numerosi gruppi di temoli nati in primavera (esemplari sui 10 cm) letteralmente scomparsi durante l'inverno. Il tratto infatti veniva giornalmente visitato da un gruppo di cormorani sicuramente attratti dal cavedano, ma i temoli ne subirono le conseguenze. Si crearono così tra la popolazione presente dei vuoti gerarchici che potevano realmente compromettere l'esistenza della specie. Nel 2004 è stata adottata in tutto il Regime Particolare dell'Isonzo la misura minima di 50 cm ed 1 esemplare ad uscita di pesca consentito al prelievo, il tutto regimentato con dei annuali periodi semestrali di divieto di pesca. E' risaputo che la misura di 50 cm è raggiunta eccezionalmente dal Temolo, anche se negli ultimi anni qualche esemplare è stato catturato. Questo gesto ha però contribuito a mantenere stabile la popolazione dei riproduttori naturali che non venivano più trattenuti nelle taglie di maggior fertilità tra i 30 e 45 cm; il tutto per ristabilire la popolazione di una specie ittica in notevole declino sul nostro territorio. Un limite dunque imposto alla pesca sportiva, ma non certo alle specie ittiofaghe quali il cormorano.  
Il Cormorano non ha nemici naturali che ne possano regolamentare il numero della popolazione. Il suo unico nemico, a parte l'uomo, e l'approvvigionamento stesso, essendo un predatore; l'aumento della popolazione nelle nostre zone è dovuta alla sua protezione imposta da leggi vigenti e all'abbondanza di cibo. L'improvvisa diminuzione di quest'ultimo, che potrebbe avvenire per diversi fattori, porterebbe automaticamente anche ad una drastica diminuzione della specie ittiofaga.
E' dunque compito dell'uomo valutare bene ogni singola situazione, adottando adeguate misure di prevenzione per conservare sia l'uno che l'altro e non divenire nuovamente spettatore di disastri, che sono ormai una consuetudine, cercando di ripristinare quanto più possibile quell'equilibrio sconvolto per l'ennesima volta ad opera della sua stessa mano. 

 

Princi Walter (March Broun) Gorizia 28/12/2009